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#2009 – agosto ( New York – Lima ) 

#1 – MXP/JFK – New Tork, qualche ora a Williamsburg

[...] Quasi alla fine del volo, non molto prima di intravedere New York, stavano servendo l’ultima colazione.

“Caffè, zucchero e, perfavore, un po’ di latte. Grazie.” dico.

BigMama risponde “Per te baby, di zucchero ce n’è quanto ne vuoi!”, strizzando l’occhio.

In preda al delirio vivo qualche istante al rallenty. Lentamente mi giro verso di Lei, appena in tempo per vedere due enormi labbra fuxia ingoiarmi la testa… Ritorno in me e capisco di aver avuto un incubo. Mi porge il bicchiere e, versando il latte, ne fa cadere un bel po’ sul seno prorompente.

“OPPPPPSSS baby!” dice ridendo, con voce profonda … “Se vuoi dello zucchero posso metterti il dito nel caffé … in questo donnone trovi tutta la dolcezza che vuoi!! Ahahahahah !”.

Ahahahahah cosa ?! Punto.

Scendendo dall’aereo quell’enorme e sorridente donnone, dopo avermi spiegato come spendere qualche ora nella Grande Mela, mi da una energica pacca sul culo, senza mai smettere di ridere. Io non dico nulla, sorrido e corro via, spaventato ed affascinato, come un bambino all’uscita dal primo giorno di scuola.

Is It Love ?

“Taxi !!”

Valery, russo ed enorme, con una smisurata passione per il calcio guida svelto sulle highway. Domanda di Del Piero e si informa sugli immigrati del Nord Africa. Rispondo velocemente mentre galleggio con gli occhi nella marmellata della mia prima volta a New York.

Sembra un film poco dopo il “CIAK”; tutto esattamente come in televisione, fino a quando Flavio, vedendo un’ambulanza, mi dice:

“Guarda Ale… i parafarmaci…”

 #2 – Lima, due passi in attesa di ripartire

Lima, sette ore e qualche decennio indietro rispetto all’Italia; molti hanno la mascherina e la paura dell’influenza A/H1N1 si sente nell’aria, si legge negli occhi.

In camera legno scuro per terra, bagno piccolo e pulito, internet e colazione.

La gente ti ferma, chiede da dove vieni, giusto due parole. Sorride e
 ti dice “Bienvenido”.

Insistono per portarci in un “Coffee Shop…tipo Amsterdam” ripetono in modo ossessivo, come a volermi rassicurare sulla qualità del servizio. Io ad Amsterdam non ci sono ancora stato quindi, onestamente, proprio non so.

Flavio se ne frega di tutto, insiste per andare a bere il tipico “Pisco” all’Hotel Bolivar. Così sia; non ne ho bevuto manco un ditoemmezzo. Subito dopo Flavio aveva la testa enorme e diceva un sacco di cose incomprensibili. E’ stata proprio la dimensione della sua testa a farmi capire che ero ubriaco, alle tre del pomeriggio. Grappa, qualche goccia di tabasco e un po’ di schiuma.

Abbiamo preso l’autobus, quello delle sedici e trenta. Arriviamo domani mattina ad Arequipa, alle settemmezza.

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